"L'atteggiamento di base del terapeuta verso un paziente deve essere di sollecitudine, accettazione, spontaneità ed empatia. Niente, nessuna considerazione tecnica, ha la precedenza su questo atteggiamento" (I. Yalom)

"Una relazione di "aiuto" potrebbe essere definita come una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire, in una o in ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggiore possibilità di espressione" (C. Rogers)

Attivita' Clinica

Problematiche Trattate

Problemi di coppia, problematiche famigliari (difficile comunicazione, conflittualità,..)

Difficoltà relazionali e affettive, lutto, perdita, separazione, abbandono

Dipendenza Affettiva

Disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa, bulimia, obesità, binge eating)

Disturbi d'ansia (tra cui ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie, disturbo ossessivo-compulsivo)

Depressione e disturbi dell'umore

Disturbo Post-Traumatico da stress

Disturbi psicosomatici

Disturbi di personalità

Problematiche legate all'età adolescenziale (difficoltà scolastiche, comportamenti a rischio, ansia di prestazione, ecc.)

Differenti interventi terapeutici

La terapia individuale

L'obiettivo di un percorso terapeutico individuale è quello di ridurre uno stato di malessere individuale, a partire dall'analisi della specifica fase del ciclo vitale che l'individuo sta attraversando. Nel corso della terapia il paziente impara a divenire autoriflessivo, permettendo la metacognizione e quindi il cambiamento (Holmes, 2001). La psicoterapia aiuta quindi a rimodellare le strategie che vengono utilizzate nel relazionarsi con gli altri significativi quando le stesse risultano disfunzionali e fonte di malessere individuale. L'attenzione è volta ad inserire l'individuo all'interno del più ampio sistema di appartenenza dal quale proviene, per cui la sofferenza individuale viene comunque risignificata alla luce della storia personale e della dimensione relazionale ed interattiva attuale nella quale l'individuo risulta immerso. In un percorso di terapia individuale può risultare utile realizzare allargamenti ai famigliari significativi di chi porta una domanda d'aiuto, i quali possono portare utili "testimonianze", andando ad arricchire e complessificare il racconto portato da chi chiede aiuto.

La terapia di coppia

Quando una coppia presenta una difficoltà a comunicare, distanza emotiva, problematiche legate alla sfera sessuale, può essere opportuno intervenire con una terapia di coppia. E' particolarmente indicata quando la coppia si ritrova in una condizione di "stallo", ovvero i due partner non stanno più bene insieme ma non riescono neppure a lasciarsi. Uno dei primi obiettivi di un simile percorso è quello di portare ciascuno dei due partner a riconoscere una "corresponsabilità" relativa al disagio relazionale vissuto all'interno della coppia. Si lavora poi per accrescere la consapevolezza circa le modalità relazionali e comunicative agite nel sistema coppia, spesso derivanti dalla storia personale di ciascun partner, andando quindi ad intervenire sugli specifici aspetti che contribuiscono a generare ed alimentare la crisi. La terapia consiste principalmente in incontri congiunti con la coppia ma, a volte, pure di colloqui individuali, tramite i quali è possibile chiarire gli elementi della storia individuale dei partner che influenzano la coppia.

La terapia famigliare

Ciascun sistema famigliare attraversa fasi critiche all'interno del proprio ciclo di vita, eventi stressanti che richiedono flessibilità ed una riorganizzazione interna che a volte la famiglia, da sola, non è in grado di raggiungere. Inoltre il sintomo "può essere espressione di una disfunzione all'interno della famiglia, o può essere insorto in un singolo componente della famiglia a causa di specifiche situazioni della sua vita e poi sostenuto e alimentato dall'intero sistema famigliare" (Minuchin, 1976). La terapia famigliare è particolarmente indicata quando: il disagio di uno dei membri ha significative ripercussioni su tutta la famiglia; quando è un bambino a manifestare il disagio (poichè come afferma Andolfi, "un problema di un bambino, è sempre un problema famigliare"); quando l'individuo che chiede aiuto presenta sintomi o disturbi particolarmente pesanti (disturbi psicotici, disturbi del comportamento alimentare, disturbo borderline di personalità, ecc.), per cui i famigliari possono rappresentare fondamentali risorse, per cui fare terapia famigliare significa quindi considerare la famiglia come protagonista attivo del cambiamento e della cura dei suoi membri più fragili. Vi possono essere sedute in cui sono presenti tutti i membri della famiglia ed altre in cui vengono convocati invece particolari sottosistemi (solo la coppia genitoriale, la fratria, un solo genitore con il figlio, ecc.), a seconda dell'obiettivo che ci si pone.

Trattamento individuale e di gruppo della Dipendenza affettiva

I dipendenti affettivi, solitamente donne (il 99% dei soggetti dipendenti affettivi sono di sesso femminile, Miller 1994), nell'amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali vuoti affettivi dell'infanzia. Sono donne fragili che, alla continua ricerca di amore che le gratifichi, si sentono inadeguate. Queste persone elemosinano attenzioni e continue conferme, poiché tutto le aiuta a sentirsi sicure e forti, contrastando così l'impotenza, il disagio, il vuoto depressivo che cercano compulsivamente di riempire con l'oggetto d'amore.Tale condizione di assoluta dedizione all'altro determina una progressiva riduzione dei propri spazi d'indipendenza, implica il disinteresse per tutto quanto non riguardi l'oggetto e la chiusura del rapporto di coppia. Chi soffre di questa forma di dipendenza vive come "pericolo" ogni altro rapporto ed è ossessionato dall'idea di perdere il partner(Guerreschi, 2011).Il dipendente affettivo non riesce a beneficiare dell'amore nella sua profondità ed intimità. La peculiarità di questo tipo di dipendenza è che si tratta di un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell'ombra anche per l'intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altri gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. Per poter parlare di guarigione, occorre anzitutto ammettere di essere vulnerabili. Occorre riconoscere che la dipendenza affettiva ha preso potere sulla nostra vita e compiere consapevolmente la scelta di riprendere il controllo. Quando sembra troppo difficile riuscire a guarire da questo problema con le proprie sole forze è importante trovare il coraggio di chiedere un aiuto e intraprendere un percorso terapeutico.

EMDR

L'EMDR rappresenta un approccio complesso ma ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l'efficacia. Considera tutti gli aspetti di un'esperienza stressante o traumatica (cognitivi, emotivi, comportamentali, neurofisiologici) e attraverso forme di stimolazione alternata destra/sinistra per ristabilire l'equilibrio eccitatorio/inibitorio, determina una più efficace comunicazione tra gli emisferi cerebrali. L'EMDR considera infatti la patologia come informazione immagazzinata in modo disfunzionale, ovvero un evento traumatico determina un "congelamento" dell'informazione nella sua forma ansiogena originale, andando a provocare patologie come il Disturbo da Stress Post-traumatico e altri disturbi psicologici. L'EMDR permette una rielaborazione dell'informazione disadattiva sino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi, per cui in seguito l'esperienza può essere utilizzata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.